Bioamazzoni

febbraio 8, 2010 Alex 10 commenti

Occupandosi di etica dello sport, la questione più estesa che si incontra è probabilmente quella riguardante la discriminazione sessuale: metà del genere umano è solitamente esclusa dai vantaggi che lo sport offre ai praticanti.

Le donne subiscono uno svantaggio fisico, biologico: sono mediamente meno forti, veloci o resistenti degli uomini, e dal momento che quelle qualità sono enormemente esaltate negli sport, allora le donne hanno poco spazio per esprimere le loro capacità. Ci sono delle soluzioni, ovviamente: quella che mi sembra migliore è la divisione in categorie, in base a caratteristiche fisiche e tecniche. Tutte le altre le escluderei, escluderei anche la parificazione semplice – facciamo un esempio fresco fresco, ieri sera ho visto il SuperBowl, neanche tutto (hanno vinto i Saints sfavoriti contro i Colts): se volessimo una parificazione semplice, e dicessimo una cosa del genere «Metà del genere umano è composto da donne, quindi metà dei partecipanti al SuperBowl deve essere composto da donne», il risultato che otterremmo è che dopo il primo snap metà dei giocatori in campo sarebbero morti e l’altra metà coperti di sangue. Le differenze fisiche sono troppo grandi. Quindi le categorie hanno una funzione protettiva nei confronti dei meno performanti, e permettono anche di realizzare attività piacevoli: le donne possono giocare tra di loro senza farsi ammazzare da furenti bestioni che si spaccano le ossa per divertirsi, e trovare il piacere del gioco e quindi impararlo e migliorare. Un giorno, non è mica escluso, si potrà assistere alla parificazione semplice, uomini e donne in parti uguali, o almeno una distribuzione sessuale vincolata solo alle capacità di giocare e non viziata da pregiudizi.

Quel giorno potrebbe essere più vicino di quanto si pensa.

Si parla di bio-amazons per identificare le figure di atlete che potrebbero emergere in seguito alla nostra padronanza delle tecniche di manipolazione genetica. Potremmo essere in grado di “creare” donne forti almeno quanto gli uomini.

C’è un problema morale in questo tipo di utopia/distopia?

Gina Carano non è progettata, è uscita così di suo, ma rimane pur sempre un esempio illuminante di cosa potrebbe essere una bio-amazon.

(Avreste problemi morali se la bio-amazon fosse Gina Carano? Perché se rispondete no, allora il vostro ragionamento ha basi non morali…)

(In questo periodo faccio un sacco di domande e do poche risposte…)

Per esempio, un problema potrebbe essere di ordine essenziale, non so come dire: in pratica, se vogliamo creare donne forti come uomini stiamo implicitamente indicando come valore la forza maschile e disvalore la debolezza femminile. Ma molti, soprattutto le femministe, non si trovano d’accordo su questo sistema valoriale.

Segnalazioni domenicali 0023

febbraio 7, 2010 Alex 9 commenti

Caccia al tesoro

febbraio 6, 2010 Alex 2 commenti

Pearls Before Swine

G – Dov’è Pig oggi?
R – È andato alla caccia al tesoro che ha organizzato il professor Bob.

G – E chi è il prof. Bob?
R – È quel tizio che insegna filosofia all’università.

P – …ho trovato la graffetta e la mazza da croquet, ma ho dei problemi con “Verità” e “Bellezza”.

Le regole del commando

febbraio 4, 2010 Alex 1 commento

Ramones, Commando, 1977 (fine 1977, era il 31 dicembre).

Il testo della canzone:

They do their best, they do what they can
They get them ready for Vietnam

From old Hanoi to East Berlin
Commando – involved again

They do their best, they do what they can
They get them ready for Vietnam

First rule is: The laws of Germany
Second rule is: Be nice to your mommy
Third rule is: Don’t talk to commies
Fourth rule is: Eat kosher salamis

Ok, è un esercizio di pop-philosophy, non scandalizzatevi, provate a pensarci su alla luce delle discussioni di questo blog. Io per ora non dico niente di quello che penso.

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O capitano!

febbraio 2, 2010 Alex 27 commenti

Il mondo pallonaro è in subbuglio. Che il subbuglio sia causato da avvenimenti esterni allo sport, non è una novità: John Terry, capitano della nazionale inglese, è nei guai perché 1. ha tradito la moglie (che è fuggita a Dubai con la prole)(Dubai… mah) e 2. per farlo ha scelto la fidanzata di un compagno di squadra, Vanessa Perroncel (così se volete cercate su google), compagna di Wayne Bridge.

Le crociata moralista è già cominciata: uno sfasciafamiglie, uno che non rispetta il sacro vincolo del matrimonio, non può rappresentare i valori sportivi che sono veicolati dalla fascia di capitano di una nazionale.

Errore.

Certo siamo condizionati. Terry è una persona che potremmo giudicare male, ma questo giudizio non deve sovrapporsi a quello riguardante il giudizio sul capitano di una squadra sportiva. Fuori dal campo, vale la pena prenderlo a scarpate. Ma se lo vogliamo prendere a scarpate in campo, nell’ambito definito dallo sport, non lo dobbiamo fare per il giudizio morale sulla persona. Persino le alte sfere si sono mosse, nella persona del ministro dello sport Gerry Sutcliffe: Terry è un cattivo esempio e non può indossare la fascia di capitano, è una questione morale.

Dal mio punto di vista il problema non è cosa fanno adulti consenzienti, per quanto stupidi, finché non causa danno ad altri. In questo caso il danno è causato alla moglie di Terry e al fidanzato della Perroncel, e saranno loro ad avere diritto a una riparazione. Nessun danno apparente è causato alla nazionale di calcio inglese. Non è che Terry rende meno sul campo se passa le notti con la Perroncel piuttosto che con sua moglie. E se la fascia di capitano fosse assegnata in base al rendimento e all’utilità del giocatore sul campo, il giudizio se toglierla a Terry o no dovrebbe essere preso solo in base ai rendimenti, ci sono molti modi di misurare i rendimenti dei giocatori. Sono certo che il “valore morale” di una persona non debba entrare in questione, di per sé. E il più delle volte non ci entra: i giocatori inglesi, anche se molto cambiati negli ultimi anni, sono ben poco “educati” – passano le serate ai pub a bere e fare a pugni, insomma.

Ma (cè un ma): Terry ha portato lo scompiglio nello spogliatoio, i suoi compagni, in primo luogo Bridge, non possono più nutrire in lui la stessa fiducia. Bridge poi ha motivo per odiarlo. E questo ha un peso nelle decisioni dell’allenatore che sceglie il suo capitano. Il capitano di una squadra è quello che ha il carisma per convincere i compagni a stare uniti e fare certe cose, non è una scelta a caso, l’allenatore deve guardare bene i meccanismi relazionali che si sviluppano nei gruppi prima di imporre un capitano. Certo avrà anche un motivo personale: il capitano è il “vice” dell’allenatore in campo, ne fa le veci. Bisogna che l’allenatore abbia fiducia, anche lui, nel capitano. Si deve fidare che non farà boiate, o che se prenderà decisioni di testa sua sarà perché la situazione lo richiede – e questo è parte del valore del capitano, saper prendere decisioni in fretta, capire cosa succede.

L’unico, e peraltro decisivo, motivo per togliere a Terry la fascia di capitano è che la squadra non vorrà seguire un condottiero che ha tradito un compagno. Vale a dire che come capitano è inutile.

Vincere troppo

febbraio 1, 2010 Alex 9 commenti

[EM] Stiamo ponendoci il (paradossale!) problema del numero consecutivo di vittorie.

[MB] Ho capito. Non riesci a trovare nessun motivo per lamentarti e dunque sei preoccupato perché vinci…

[EM] Pensa che, insieme a Giordano e Lele,=1= ieri mi sono chiesto se non fosse stato il caso di pilotare una partita ininfluente, per interrompere questa serie che potrebbe diventare un peso mentale per i giocatori. L’idea era: «Non ci converrebbe forse perdere una partita che non conta più di tanto, per non trovarci poi in situazioni di maggior complessità?». In fondo sarebbe bastato sbagliare due cambi, lasciare uno un po’ di più in panchina, non correggere alcuni errori. Alla fine, non solo non ci saremmo dovuti prendere delle responsabilità (è una cosa di cui non ci si accorge neanche), ma avremmo anche potuto sfruttare la circostanza per dar due bastonate in testa ai giocatori, così da farli lavorare più intensamente. Evidentemente questa non è una cosa all’ordine del giorno, ma che si può fare in casi eccezionali. Comunque, pur giocando una partita non buona, abbiamo vinto e noi non abbiamo fatto niente per evitarlo, anche perché quando sei lì, vuoi vincere e basta.=2=

Spunti: giocare per perdere è contro lo spirito del gioco; situazioni eccezionali; voglia di vincere che sovrasta i progetti; usare i giocatori per qualcosa di cui non sono avvisati (altrimenti la strategia non funziona); e poi caricarli di una responsabilità/colpa che non hanno; pilotare una partita. Infrazioni all’etica (o all’ethos) dello sport?

Per completezza: nella stagione 2000/2001 la Virtus Bologna allenata da Ettore Messina aveva perso per ritiro Predrag Danilovic,=3= ma aveva in squadra i giovani Emanuel Ginobili e Marko Jaric, oltre ad Antoine Rigaudeau, Rashard Griffith, David Andersen, Matiaz Smodis, Alessandro Abbio… a fine stagione, quella squadra aveva completato il Grande Slam, vincendo campionato italiano, Coppa Italia ed Eurolega. Tutto.

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Note:

=1= Giordano Consolini e Emanuele Molin, entrambi assistant coach di Ettore Messina.

=2= Massimo Bergami, Ettore Messina, Dialogo sul team. Note di organizzazione da un anno di basket, Baldini&Castoldi 2001. p. 102.

=3= In quel periodo ero a Siviglia. Quando è arrivata la coinquilina bolognese, la prima cosa che le ho chiesto è stata «Ma è vero che s’è ritirato Danilovic?». La fine di un’era.

Segnalazioni domenicali 0022

gennaio 31, 2010 Alex 7 commenti

Lezioni di vita

gennaio 30, 2010 Alex 3 commenti

Frank & Ernest

Ci deve essere qualcosa da imparare, ma è sempre difficile capire cosa…

J.D. Salinger

gennaio 28, 2010 Alex 5 commenti

È andato dove vanno le anatre di Central Park quando ghiaccia il laghetto?

Categories: fuori categoria Tag:

L’amore ai tempi del web e della genetica

gennaio 26, 2010 Alex 6 commenti

Ho letto un articolo che nonostante il titolo non parla della relazione tra Peter Parker e Mary Jane Watson (il titolo è uno specchietto per allodole, io sarei l’allodola, rapace proverbialmente poco sveglio…). Non c’è firma, non so chi l’abbia scritto, ma mi fa rabbia pensare che qualcuno sia stato pagato per scrivere certe boiate quando io lo faccio anche gratis. E vorrei allora che pagassero anche me per scrivere boiate su un sito tra i più visitati in Italia. E soprattutto, io non scriverei certe boiate.

In pratica il perspicace autore ritiene che il futuro sia una cosa imprevedibile, non sappiamo come si relazioneranno le persone, anche se però potremmo pensare che si rafforzeranno tendenze già presenti oggi: droghe sessuali, incontri via chat, libertà sfrenata di pornografia.

Ovviamente il futuro non è in continuità col presente, ma si manifesta tramite catastrofi (ehi sto parafrasando l’articolo, non mi invento niente): gli aerei e i carri armati sono stati la catastrofe inventata per non affrontare le mitragliatrici (le quali a loro volta erano la catastrofe che ha trasformato la guerra da una cosa da gentiluomini=1= in quel confronto di trincea che è stata la prima guerra mondiale); la sovrappopolazione in Asia e Africa è la catastrofe causata dalla scoperta degli antibiotici (prima la gente crepava di tetano senza mettere al mondo figli, vuoi mettere); la vita libera e di carriera della donna è la catastrofe prodotta dai contraccettivi (via gli antibiotici, via i contraccettivi, e se vai in guerra fatti sbudellare – ma chi l’ha scritto quel pezzo?).

Non contento di questa trafila, l’autore anonimo suggerisce che il problema delle relazioni amorose del futuro sarà l’inautenticità. AH, ecco qui, l’inautenticità. Se c’è una cosa che mi fa arrabbiare, è questa: il ricorso a una retorica buonista, del tipo “siamo veri, siamo buoni, siamo naturali, siamo autentici”. Cosa significa essere inautentico?

Forse per essere autentici bisogna dare un colpo di clava sulla testa della femmina (femmina, non donna!) che ci attrae e portarcela nella caverna? Ampliare le possibilità di parlare attraverso una chat, oltre che dal vivo, è una cosa terribile per le relazioni amorose e/o interpersonali? Eh, lo sapevano già Orwell e Huxley: il problema è tutto nel separare il sesso dalla riproduzione!

Ma alla fine di tutto, il vero dramma è che siamo incontentabili: «tutti noi vogliamo vivere più a lungo, essere più belli, più sani, felici, ma anche essere sempre più noi stessi, autentici, veri, e sentirci profondamente capiti ed amati». Eh no belli miei, non possiamo avere la botte piena e la moglie ubriaca. Per la moglie, usate la clava non il vino.

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Note:

=1= Gli inglesi lanciavano i loro reparti di cavalleria contro quelli tedeschi. Solo che i reparti inglesi erano composti di uomini su cavalli, mentre quelli tedeschi erano composti di uomini dentro carri armati. Gli inglesi poi lamentavano lo scarso fair play dei tedeschi, che chiusi in quelle scatole di latta non si lasciavamo spanzare dalle baionette di Sua Maestà come si sarebbe convenuto a persone beneducate.